MomBoo - Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Archivio della categoria ‘Interviste’

MUG SHOT con Michele Serra


di Omar D’Incecco
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Lei che rapporto ha col cibo?
E’ uno di quelli che compra le guide ai ristoranti e percorre 780 km per gustare un ottimo filetto di panda in salsa di mele cotogne?

No, no. Io col cibo ho un rapporto normale (spero).
Cioè a metà strada tra bulimia e anoressia.
Normale sovrappeso (tre o quattro chili) per un cinquantenne che ha smesso di fumare.
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Aviaria. Lei ha individuato cinque modi principali per contrarre il virus…More…
Si: uno, leccare un cigno morto; due, andare appositamente in Asia e voltolarsi nudi nella cacca di pollo per almeno un’ora; tre, inghiottire al volo un tordo crudo; quattro pulire con la lingua un cornicione imbrattato dai piccioni; cinque, limonare con un barbagianni.
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…Insomma a conti fatti è molto più facile morire per un incidente domestico che per l’aviaria, eppure gli italiani continuano a non comprare pollame……stiamo impazzendo?
Per fortuna la psicosi dell’aviaria è finita. Ci ha detto poco sulle condizioni sanitarie del mondo, ma moltissimo sull’insania della società mediatica. Pura psicosi indotta dall’obbligo di spettacolarizzare qualcunque notizia.
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Si sente sempre più spesso parlare del business della fame nel mondo, di queste onniscienti e onnipotenti corporation che controllano tutto e tutti, tanto potenti da impedire ad un paese in via di sviluppo di svilupparsi (appunto!). Lei che idea s’è fatto, come le immagina queste entità supreme?
Domanda difficile. Non voglio parlare a vanvera su faccende così terribilmente complicate. Credo che qualcosa in più, rispetto al passato, si faccia, e che una quota di questo qualcosa dipende perfino dalle famigerate istituzioni internazionali, tipo Fao e Unesco, nelle quali lavorano anche persone capaci e appassionate (ne ho conosciute alcune). Resta il problema che la gente muore di fame non perché non ha cibo, ma perché non ha i soldi per comperarlo. La diseguaglianza sociale e lo sfruttamento restano le principali cause di ingiustizia e di dolore sul pianeta Terra.
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La spesa dell’ultima settimana si fa a credito; recessione, inflazione, euro, qualunque sia il motivo, gli italiani non arrivano davvero alla fine del mese e spesso risparmiano proprio sui generi alimentari! Come si spiega lei che in questo scenario da secondo dopoguerra, i parlamentari italiani spendano ogni anno circa 1.500.000 euro (presi dalle nostre tasse) solo per mangiare e bere?
Fosse solo questo il problema…
Siamo tutti pessimi consumatori, inutile prendercela con la briciola della torta che va a sfamare Montecitorio e Palazzo Madama. Manca una cultura del cibo, un’economia politica dei consumi che ci insegni a comperare quello che ci è utile e ci nutre e ci fa felici, non quello che va a riempire le discariche. La regola dovrebbe essere: ciò che usi, è utile. Ciò che acquisti ma non usi, è un crimine.
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Prolificano in tv le trasmissioni e le rubriche sul cibo (stesso fenomeno in libreria ed in edicola), mentre sono sempre meno i programmi di interesse culturale o le inchieste giornalistiche di un certo spessore…….e con tutti i problemi che abbiamo in Italia…….secondo lei vogliono usare il culatello come arma di distrazione di massa?
Le trasmissioni in tivù sul cibo in genere fanno schifo, e proprio perché manca del tutto uno sguardo colto su una materia così ricca e importante come l’alimentazione e l’agricoltura. Si confonde la ghiottoneria, la crapula in favore di telecamera, con l’informazione gastronomica, che è tutt’altro. Chi si occupa in tivù queste cose dovrebbe leggersi qualche libro di Carlo Petrini. Gli farebbe bene.
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Beh! Alla fine dell’intervista ce lo può dire: è vero che lei concima il suo orto con un seienne pechinese bollito?
Naturalmente sì.
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MoM#3

Sten. Stencil in S.Lorenzo


di Luca Celeghin e Davide Sacco
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Stencil di Sten
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“sten ?!…quello sten ??!!”
Così ho conosciuto sten.
Un istante carico di incredulità, ammirazione e fascinazione pregressi.
In un limbo che in sè racchiude e separa realtà e sogno
-come uno stencil che un atelier occupato.
L’idea diviene subito atto pratico.
Singolare, coinvolgente e corale poi. Artisti. Artisti della tecnica. curiosi. Far sostare per una volta nella pancia della balena i suoi stencil e quelli della corte di altri artisti romani che per l’occasione si sarebbero riuniti. Creare per una volta attorno all’arte degli stencil -che come poche racchiude in sè urgenza comunicativa, clandestinità intesa come costante ricerca di spazi di libertà espressiva, e incredibile tecnica.
Un momento spazio-temporale che non fosse quello frenetico e distratto del quotidiano. Far entrare i suoi suggetti nel nostro campo di azione ed attenzione, piuttosto che interazire con loro per pochi frenetici istanti persi nei minuti e nelle ore di un giorno qualsiasi. Entrare noi in loro piuttosto che il contrario.
“molti miei stencil vengono ripuliti il giorno dopo e ho spesso l’impressione di scrivere sulla sabbia.
Altri restano per anni sino a divenire parte del paesaggio urbano”
il precipitare di due mesi di lavori è ora la prima vera mostra di stencil-street art della capitale, ben documentata nel
catalogo romanzato a cura dei tipi di Stampa Alternativa.
l’occasione per poter fissare negli occhi i volti ritratti, siano essi personaggi riconoscibili della pop-culture o schegge di
intimità del singolo artista.
prima che tornino orgogliosamente a vivere per i vicoli di roma.
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Stencil Sten
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Mom#1