MomBoo - Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Archivio della categoria ‘Feat’

L’immagine in tasca


di Mario Cresci
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Foto di Matteo Girola
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Da circa sei anni ho inserito nel corso di fotografia alla Naba di Milanoe successivamente all’ Accademia di Brera e nei vari workshop che periodicamente tengo al Politecnico del Design di Milano, allo Studio Marangoni di Firenze e all’Orientale di Napoli, un momento di riflessione sulla fotografia intesa come More…forma di scrittura in cui la sequenza delle immagini crea le più svariate “Microstorie fotografiche” riguardanti i momenti dell’esperienza del vivere quotidiano. Il senso del vedere con quello del pensare le immagini, consente inoltre una prima riflessione didattica del rapporto tra la realtà e la sua non veridicità rappresentata in immagini fotografiche.Temi che trattano finzioni che si stabiliscono tra luoghi reali e luoghi immaginari, tra comportamenti sociali e individuali, forme di socializzazione, comportamenti di gruppo, viaggi e pendolarismo,la città e le idee di città, la moda e i modi dell’apparire, il corpo come paesaggio, la maschera, il trucco e il volto, la percezione e le analogie delle cose, il punto di vista, le alterazioni prospettiche ecc.In questo senso ogni studente è portato a scegliere temi ed argomenti a lui congenialiche normalmente sviluppa fuori dal contesto didattico per poi verificarle all’interno del corso. Come supporto-contenitore dei singoli progetti fotografici ho scelto la forma editoriale del Moleskine, il famoso taccuino nero da viaggio usato da artisti, scrittori, poeti e più in generale da coloro che hanno la buona abitudine di prendere appunti e fissare momenti che attraversano la loro vita.E’ come portarsi le immagini in tasca dentro ad un “oggetto di affezione”, come direbbe Man Ray, le cui pagine scandiscono il tempo e lo spazio non solo della dinamica del viaggio ma anche della lentezza, del fermarsi a pensare per vedere il mondo nei segni e nelle immagini della scrittura. Un oggetto che è simbolo di una cultura pre-informatica, ma ancora piena di senso per imparare a trattenere le immagini e i pensieri che attraversano i momenti del nostro vivere.
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articolo tratto da MoM#6 L’ immagine in tasca

Fotografie Nomadi


di Claudio Curciotti
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Fotografie Nomadi
Foto di Antonella Piga
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Noioso anche questo. La ricerca della verità. Si nasconde, e voi scienziati la cercate ovunque. Scavate un po’ qua e un po’ là, scavate in un posto e voilà, l’atomo è formato da protoni, scavate in un altro posto ed eureka, il triangolo A/B/C è uguale al triangolo A1/B1/C1.
Per me è molto diverso. Anch’io scavo cercando la verità, ma nel frattempo le succede qualcosa More…, si modifica. Così io al posto della verità trovo un mucchio di… ehm pardon…

Scrittore Stalker, Andrei Tarkovsky (1979)
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“Mi serve una foto per il pezzo X entro questa sera. Deve essere uno scatto di Y vicino a Z. Dietro dovresti farci uscire gli sponsor A e B”.
E il giovane fotografo cova rancore, somatizza: ulcera.
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Neanche a ribadire quanto lavoro di costruzione c’è dietro alle immagini che ci circondano. Documentario e spettacolo è un bel pezzo che vanno a braccetto. Si parte che si vuole scoprire il mondo e invece ci si ritrova tra la donna barbuta e il mangiafuoco ad aspettare il proprio turno dietro le quinte: depressione.
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La comunicazione visuale è per molti una gabbia, chiusa a chiave dal senso. È un luogo, un territorio ben preciso, fatto di regole, con le sue istituzioni e le sue imposizioni.
Al contrario, nella fotografia di ricerca, ci si libera dal significato. Non si identifica un senso preciso, ma lo si moltiplica, in modo che ognuno trovi il proprio significato, la chiave, appunto, per aprire la sua gabbia.
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Esiste il viaggio dal punto A fino al punto B, dove si sa dove andare, di cui si conosce a priori il senso. Ma esiste anche il viaggio come “tentativo di uscire senza sapere dove si va, in cui tale ignoranza qualifica l’essenza stessa del tentativo” (Lévinas, E., Dell’evasione, Elitropia, Reggio Emilia 1984, 26). Un viaggio alla ricerca, appunto.
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Fotografia nomade allora, sulla scia dei viaggi mentali di Deleuze. Nomadismo fotografico perchè continuamente in transito, perchè non arriva mai. Non raggiunge quel senso compiuto che ne ferma il passo. Fotografia nomade perchè viaggia leggera, ma allo stesso tempo ha con se tutto quello che gli serve per vivere: un’immagine in tasca. I 21 lavori pubblicati sono appunti, memoria, immagini in tasca, da portare sempre con se, in questo viaggio in cui i chilometri non contano, che avviene sul posto, per pura intensità.
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articolo tratto da MoM#6 L’immagine in tasca

Anti Pop Hip Hop Sonar08 (eng)


by Claudio Curciotti
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That electronic music these days is almost entirely based on the beat, is, like it or not, a fact. That the beat is what is at the heart of Hip Hop is well known. Hence, that Barcelona’s Sonar would begin to incorporate more and more Hip Hop in it’s program was to be expected.
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Anti Pop Hip Hop Sonar08 (esp)


por Claudio Curciotti
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Que hoy en día la música electrónica se base por completo en el beat, queramos o no, es una realidad. Que el beat sea el fundamento en el que se apoya el Hip Hop es algo resabido. Que el Sonar de Barcelona empiece a incluir en su programación cada vez más Hip Hop era de esperar.
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ARCO8 (esp)


por Massimiliano Scaglione y Michele Cutolo
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MASSI: Enseguida recibimos la acreditación para ARCO8. Nos habíamos preparado con tanto esmero que incluso llevamos más documentos de la cuenta. El único problema fue entender por donde se accedía al enorme espacio de la Feria de Madrid. De inmediato nos contagia la atmósfera que rodea el museo: en cuanto se empiezan a ver las obras se olvida uno de que se encuentra en una feria y que los trabajos también se pueden comprar. Y de hecho no sólo hay galeristas, sino que también están los delegados de distintas consejerías y comunidades que se encuentran aquí para descubrir nuevas obras que exponer en sus museos.
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MICHELE: Aún dormido por el largo viaje en coche del día anterior desde Barcelona, a las 9.30 estaba con Massi dentro del espacio de la feria intentando averiguar por donde se entra. Tras conseguir las acreditaciones se nos acercan unas azafatas de forma persuasiva intentando colocarnos El Mundo. Hay muchas obras interesantes adentro, pero lo irónico es que desde que las vanguardias se han vuelto un fenómeno cotidiano, el poder está en las manos de los críticos: son ellos los que deciden lo que es innovador y lo que no.
Paso las primeras obras y me doy cuenta de que he perdido a Massi: aún sigue enfrente del primer cuadro que vimos. Debo de tener serios problemas de atención, porque no consigo estar delante de un cuadro durante más de 15 segundos. Todo lo contrario que mi compañero…
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