La Natura delle cose di Olafur Eliasson
di Diego Di Matteo
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Sono le 4 del pomeriggio e fa un caldo boia, dopo la partitella in cortile l’aria è pesante e uno strato di terra ricopre i ragazzi sudati, il sole, che dalle veneziane entra dentro l’aula, disegna forme che qualcuno coglie al volo e, con squadra e righello, deforma su banchi e pareti, trasportando in altri mondi la mente di chi guarda. Oppure in terrazzo, quindici anni dopo, mi abbasso a raccogliere l’accendino e il sole alle mie spalle si infila di lato e, riflesso dalla lente degli occhiali, mi acceca; se peró, rimanendo fermo, mi guardo attorno, attento ai dettagli, vedo ombre, anelli bianchi e colorati di fianco a tanti piccoli puntini che cambiano colore a seconda della dilatazione della pupilla, in basso una silenziosa striscia nera.
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Nella “Natura delle cose” Olafur Eliasson, partendo dall’idea che “il nostro mondo” definisce i modelli di percezione della realtà, ovvero, le cose ci sembrano così perchè le guardiamo così, stimola la sperimentazione fisica della realtá attraverso la percezione della luce e dei colori: ci sono cose che cambiano lo sguardo e sguardi che cambiano le cose.
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Chi non ha l’occasione di vedere le sue opere nel MOMA di New York o San Francisco, potrá apprezzare, dal 20 giugno al 28 settembre, le istallazioni che l’artista danese di origine islandese ha realizzato a Barcellona, nella Fondazione Miró sulla base di un proiettore di luce fisso, oggetti mobili, la struttura della sala e la mente del visitatore; l’artista scandinavo, essendosi aggiudicato gli onori del primo Premio Joan Miró, ha inoltre deciso di offrire un omaggio al genio catalano.
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