MomBoo - Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Most digital (da MoM#5)

di Claudio Curciotti
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…‘failure’ has become a prominent aesthetic in many of the arts in the late 20th century. ” (Kim Cascone, 2000)
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Il significato della parola Glitch è Impulso Errato, legato alla corrente elettrica, introdotta nel dizionario Inglese nel 1962 durante l”American Space Program”. Se in musica il glitch è stato elevato al ruolo prestigioso di genere musicale, altre forme di Glitchart “sono rimaste nell’oscur
itá. Alcune non sono state affatto concettualizzate come arte” (Motherboard, 2002).
Nel visuale, nel video, in generale ovunque lo schermo sia un elemento essenziale alla fruizione dell’opera, l’estetica dell’errore assume ruoli incerti. Si accenna, in un gioco tutto visivo di rimandi e citazioni, o si palesa, esaltato a feticcio dell’immagine.
Il fenomeno della Glitchart sviluppa una parabola evolutiva che, partendo dalla metà degli anni 90, ha il suo picco più alto nel 2002. In quest’anno ha luogo a Oslo il primo e l’ultimo festival interamente dedicato alla Glitchart, chiamato a ragione Glitch Fest.
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Si può considerare il fenomeno della Glitchart come concluso, che abbia esaurito già le sue risorse?
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Da una iniziale, primitiva sperimentazione “nerd” casalinga, si è arrivati ad un discreto numero di artisti interessati a questo genere emergente. Più che una corrente c’è chi la considera come un filone teorico attorno al tema dell’errore digitale. Magari una corrente a favore di uno sviluppo sostenibile della programmazione informatica, una sorta di movimento sociale che crede nell’errore per il coefficiente di umanizzazione che questo può apportare all’universo algido del digitale. Il paradosso è evidente: l’errore è casuale, cioè capita al computer senza che noi possiamo controllarlo; allo stesso tempo interrompere la perfezione strutturale delle macchine vuol dire avvicinare queste all’uomo, alla sua condizione fallace e mortale. La Glitchart allora, prima di tutto, come una pratica artistica capace di veicolare un messaggio. Un concetto: l’errore. Sembra banale, ma è interessante pensare che effettivamente in un sistema interamente basato sulla combinazione di zero e uno, l’errore stia li a rivendicare il posto di tutti gli altri numeri.
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We are particularly interested in professional artists who use the glitch as a medium, to create visually intriguing or thought provoking works.
(Ant Scott, 2005)

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È possibile altrimenti ipotizzare la Glitchart come un seguito del Cyberpunk, come provocazione e godimento puramente estetico. Sicuramente è forte una spinta feticista che vincola uomo e macchina in un rapporto quasi passionale. La potenza della macchina è qui svelata nei suoi reconditi processi computazionali, nella sua intimità. Sono pochi gli artisti che lavorano l’errore digitale puro, casuale (pure glitch:accidentale, coincidente, appropriato, sorpreso, reale), programmando specifici software (bug) generatori di errori. Maggiore è l’abitudine invece di riprendere le forme pure dell’errore e ricrearne l’estetica, mimarne la casualitá (glitch alike: intenzionale, progettato, creato, disegnato, artificiale )
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The Visual Glitch […] despite having a relatively significant presence, in commercial Design, Mainstream …
(Ant Scott, 2005)

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Il fenomeno più che in estinzione sembra ad oggi invece infiltrarsi via via fra le pieghe dell’arte e delle forme di comunicazione contemporanee. Il Glitch Fest si è fermato, ma qualsiasi festival di culture digitali ospita autori glitch. La ricerca estetica sui nuovi media, la net.art, software and videogames art, generative art, e perché no la grafica, il video, dal loro inizio necessariamente, e da alcuni anni a questa parte anche volontariamente, incorporano a se l’errore tecnico. In una delle prime puntate del cartone animato Drawn Together, appare un glitch dell’immagine che interagisce con i personaggi.
Una ampia dissertazione sull’estetica dell’errore digitale è stata scritta da Iman Moradi nel 2004; una ricerca realizzata in collaborazione con la università di Huddersfield (Inghilterra), quasi fosse un compendio al fenomeno della glitchart. Gratuitamente scaricabile dalla rete su http://oculasm.org/glitch/download/Glitch_dissertation_print_with_pics.pdf
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Optical Art
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Partendo dal fatto che il termine OpArt (Optical Art) sta a indicare quelle opere pittoriche, grafiche e fotografiche, in generale tutte quelle forme d’arte, che sfruttano l’illusione ottica, la domanda iniziale è:
cos’è un’illusione ottica? Un errore, uno sbaglio del nostro apparato percettivo, dei nostri circuiti.
L’errore, in parole povere, spostato dalla macchina all’uomo, dal mezzo al ricevente.
E se considerassimo l’uomo stesso come macchina e l’opera d’arte come codice da decifrare? Si tratterebbe sempre di uno specifico imput che genera un errore di lettura.
L’OpArt allora non farebbe altro che sfruttare un glitch celebrale, un errore che coinvolge e sconvolge i processi neurali, un tilt sinaptico.
La GlitchArt, nelle sue forme più pure, arte della manipolazione di codici informatici, si incontra con l’arte della illusione ottica. Non nelle forme, non nell’estetica ma nel fatto di proseguirne la ricerca, spostandone solo il campo di indagine, l’oggetto di studio.
A partire dalla scoperta della prospettiva fino alla sperimentazione degli anni sessanta, l’essere umano fu la prima macchina complessa i cui glitch vennero sfruttati per creare opere d’ arte.
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Decostruttivismo
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Il movimento Decostruttivista in architettura sviluppa il concetto di Decostruzione, nodo centrale della filosofia di Jack Derrida. Una teoria che di per se è una non-teoria, distante da essere sistema di pensiero, si configura come tecnica/strategia di lettura dei testi della metafisica, scandaglio di aporie, scarti, vuoti, fratture, delle strutture ideologiche sottostanti i sistemi filosofici. Proprio contro il concetto di sistema unificante e identificante si sviluppa il pensiero della Decostruzione, a svantaggio di ogni ipotesi esaustiva e totalizzante.
Senza pretendere di essere un nuovo pensiero capace di correggere le inesattezze dei precedenti, estranea ad ogni struttura dialettica, la filosofia di Derrida ci insegna a cogliere l’errore che è già necessariamente insito in ogni credo sistematico.
L’errore interno alla struttura allora, le soluzioni formalmente sbagliate, sono il campo di ricerca degli architetti della Decostruzione. I loro progetti errati, scandalosi giocano con i limiti insuperabili dell’architettura. Un movimento che sintetizza in una forma organizzata di caos, glitch alike della fisica dei solidi, riproduzione di errori estetici come sovversione dell’ordine strutturale e dei suoi principi basilari.
L’attitudine. che ci portiamo dentro dall’infanzia, a smontare, decostruire per ricostruire a nostro piacere, è palesemente una rivendicazione libertaria. Gli esponenti della Glitchart sembrano posizionarsi sulla stessa linea.
Decostruttivismo di architetture digitali come sistema totalizzante dei numeri, decostruzione di una minaccia. La tecnologia che supera l’uomo, sarà sconfitta dal suo errore. In fondo anche Neo di Matrix non è nient’altro che il “system error”, il solo evento capace di far riavviare il sistema. Glitch umano, casuale perché umano.
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Jodi
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Jodi è un collettivo di Net artisti formato da Joan Heemskerk (Olanda) e Dirk Paesmans (Belgio) che dalla metà degli anni novanta produce arte per e con il web. Differenza per niente sottile in questo campo, tanto che agli inizi del 2000, Jodi decide di concentrarsi su quelle espressioni artistiche peculiari della rete, dove il web è parte integrante dell’opera, e non solo vetrina, museo virtuale. Partono da un interesse per la software art applicata ai videogames e inventano soluzioni errate modificando direttamente i codici di programmazione dei giochi. In seguito applicano la stessa idea alla rete, allo sconfinato videogioco del web, cogliendo l’aspetto videoludico dell’interconnessione. Jodi gioca con gli errori del tuo computer, attraverso la rete invade lo spazio privato, si introduce nell’intimità della macchina che è anche parte della tua intimitá.
In http://oss.jodi.org/ si getta così uno sguardo alla profonditá del legame uomo-tecnologia. Come nella realtà, tanto nel virtuale, il gioco gioca a sintetizzare, a palesare aspetti culturali dell’essere umano. Nel tilt del codice, nell’epilessia contagiosa del partner tecnologico, nella malattia si fa solo più estremo il legame. Jodi è l’errore, lo sbaglio da qui imparare, anche solo per rendersi conto che siamo legati a filo unico con la tecnologia, dipendenti, vincolati, in altre parole esseri ibridi.
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Error Project
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Error Project è una creazione del collettivo Jstk (Joystick), una entità vagante nella rete di cui non è chiara la provenienza, che risulta restia a rispondere a mail, a farsi pubblicità. Error ha un progetto però, ha un piano per diffondere l’estetica glitch nel web. Sul sito ne sono spiegate le tre fasi salienti: la creazione di un archivio di glitch puri* sia video che grafici (The Raw Archive), l’apertura di questo archivio agli utenti del sito che avranno al possibilità di utilizzarne e modificarne artisticamente i contenuti e infine la realizzazione di eventi in cui cercare l’ interazione tra le immagini raccolte e musica sperimentale. Questo è il sito per tutte le informazioni su Error Project: http://www.jstk.org/eng/projects/error/index.html
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Glitch Crew
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Err e Ignignokt sono due simpatici personaggi della serie d’animazione Aqua Teen Hanger Force, cartone di punta della fascia notturna della Cartoon Network. La graffiante, ironica, provocatoria serie ha fatto di questi due pupazzetti, dall’estetica tipicamente glitch , la sua mascotte. Che dire, oltre alla citazione glitch, riguardo al cartone animato, l’ errore più grande è stato quello del distretto di polizia di Boston, che ha ordinato il 31 gennaio di chiudere il traffico ad alcune delle maggiori strade della cittá pensando fossero disseminate di bombe e mandando così in panico gli abitanti. Tutto questo grazie ad una azione di guerrilla marketing portata a termine alcuni giorni prima dalla Glitchcrew, collettivo di videoartisti (glitchcrew.com), che d’accordo con i creatori di Aqua Teen, aveva posizionato di notte pupazzi fatti di lead luminosi (a forma di Err) nei posti più improbabili delle strade di Boston. Cercate i video in rete: Aqua Teen Boston Bomb Scare News Conference e Aqua teen Hanger Force Guerrilla Marketing.


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