L’errore di Gesù (da MoM#5)
di Claudio Curciotti
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“I Vangeli […] raccontano la vita di un predicatore ebreo che avvertiva dell’imminenza del regno di Dio, interpretava le Scritture nel modo che lui riteneva più autentico. Fatto oggetto di accuse non chiare, apparve privo di difese di fronte agli accusatori. Il regno non si realizzò. Fallì il suo scopo. Si era sbagliato”. Primo errore.
Così Brunella Antomarini scrive nell’introduzione a questo breve saggio, di appena 86 pagine che bastano all’autrice per argomentare una analisi approfondita della religione cristiana. Un approccio antropologico ai Vangeli, apocrifi e non, che individua nella componente estetica di questi scritti, il motivo della loro massiccia e reiterata diffusione.
È sorprendente la semplicità con cui l’autrice affronta un fenomeno così grande, anche se è proprio questa la forza delle sue argomentazioni. Leggere le scritture da un punto di vista umano e non divino, pensarsi uomo prima che figlio di qualche dio sovrano, permette di individuare nella storia raccontata dai Vangeli, errori, sbagli, laddove qualcuno ha preferito vedere premonizioni, segni, destino.
La forza della semplicità sta allora nel riconoscere i meccanismi psicologici e culturali alla base della diffusione del Cristianesimo.
Gesù pretese di leggere le scritture a suo modo, e come ogni eretico, come ogni anticonformista, fu perseguitato e visti i tempi che correvano, ucciso. Secondo errore, anche se prevedibile. La prevedibilità si trasforma in predestinazione, morte annunciata, morte voluta, Gesù lo sapeva, è morto per noi.
I fedeli in fondo, come i seguaci di ogni idolo, si nutrono della morte del loro maestro e la giustificano, come possono. In fondo anche Jim Morrison e Kurt Cobain morirono, per i propri fedeli, non perché si erano fritti di droghe, ma per colpa del sistema. E tutti giù a spaccarsi di acidi e anestetizzarsi di barbiturici, per vivere come loro, per emularne l’errore.
Gesù crocifisso, doveva sembrare cosa impossibile. Fatto inatteso, inspiegabile e per questo divino, se considerato con un approccio animista, simile a quello che si ha nell’infanzia o nei popoli primitivi. Un po` come successe ai tuoni e dei lampi, che furono fenomeni divini prima di essere spiegati dalla metereologia. Terzo errore, di valutazione.
La Notizia, come veniva chiamata dagli Apostoli stessi, si diffuse oralmente proprio come tutte le notizie con la enne minuscola: con tutte le distorsioni del caso, le aggiunte, i colorimenti, le forzature. In effetti si propagò come idea potente, ricca di suggestioni, ma non per questo necessariamente vera. Anzi, siccome la notizia doveva servire per mantenere in vita il movimento dei fedeli, fu confezionata per bene in modo da colpire, affascinare. In un certo senso Gesù diede il briefing e gli Apostoli, gli Evangelisti, tutti contribuirono a costruire la campagna pubblicitaria forse più azzeccata della storia.











































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