Gastromante (da MoM#3)
di Claudio Curciotti
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Free Karma Food, ultimo libro proposto dal collettivo di scrittori e mediattivisti italiani Wu Ming, uscito nel 2006, edito da Rizzoli, casa editrice che per la prima volta acconsente di pubblicare un’opera copy-left, scaricabile gratuitamente dalla rete ( www.wumingfontation.com ). Scrittura solista del quinto componente del collettivo, Wu Ming 5, al secolo Riccardo Petrini (che solo una ristretta elite ricorderà come voce dei Nabat, storico gruppo punk bolognese) ed ora al suo terzo romanzo, dopo Baku Ora (Derive e Approdi) e Havana Glam (Fanucci).
Ambientato tra Pechino, New York, Canada, India e Tibet, la trama del libro si svolge nel 2025, anno in cui avviene una catastrofica moria di animali d’allevamento causata dal virus Escherichia Coli (lo stesso virus che oggi viene arginato a suon di antibiotici nei mangimi). Tale epidemia provoca un cambiamento radicale nelle abitudini alimentari dell’uomo, costretto ora a scegliere tra essere vegetariano o seguire una dieta di carne di gatto e cane arricchita con grasso umano riciclato dagli scarti delle liposuzioni. L’uomo di questo futuro non solo si adatta senza problemi a insoddisfacenti menù di Kentacky Fried Cat e Big Mac di cane, ma, deviato da una potente droga che agisce sull’ipotalamo, comincia a desiderare carne umana.
La trama del romanzo, volutamente esile (sostanzialmente una rocambolesca fuga), con una narrazione spesso non lineare alla Burroghs, è giusto un espediente per raccontarci il mondo visto tra vent’anni. A prima impressione il romanzo sembrerebbe una versione aggiornata del Gibson di Neuromante, con tanto di antieroe sfigato e affascinante supergirl vestita di pelle nera; in realtà Wu Ming abbatte proprio quegli stereotopi che venti anni fa l’autore americano impose all’immaginario futuribile. Il paesaggio ipertecnologizzato sta qui solo sullo sfondo: raramente incontriamo cose come netturbini robot o automobili alimentate a alcol etilico e solo una volta si legge una espressione del tipo microchip neurale. Niente più sballanti viaggi nel cyberspazio, John Smith Jones (JSJ), l’eroe protagonista del libro, si guadagna da vivere cacciando esseri umani rivendibili al mercato della carne dei ricchi. Fuori le lobby dei virus informatici e spazio alle mafie della ristorazione, ad attivisti vegetariani e a predicatori che vendono la loro religione pubblicizzando minestre in barattolo per la salvezza eterna. In effetti, per continuare la metafora gibsoniana, si può intendere Free Karma Food come il Gastromante del ventunesimo secolo, sconvolgentemente attuale come fu la versione neurale americana negli anni ottanta. Attuale perché colpisce nel centro delle tensioni dell’immaginario contemporaneo: droga e cibo, direttamente al grado zero della vita, merci perfette per dirla alla Burroghs, potenti e subdoli meccanismi del potere con cui le multinazionali dell’alimentazione si addentrano nei nostri organismi. Forte è l’influsso di Ballard su Wu Ming 5 che in questo romanzo pone una particolare attenzione proprio ai mezzi di comunicazione, narratori delle vicende oppure lasciati onnipresenti sullo sfondo (notevole la versione soap opera del Mahabharata).
Il libro è poi un caleidoscopico collage di sottoculture riciclate dal ventesimo secolo, frutto di una mania vintage che sconvolge le generazioni del futuro di Free Karma Food. Anche in questo caso WM5 sa cogliere uno dei paradossi della contemporaneità; quello strano meccanismo per cui il termine vintage (traduci d’annata) indichi qualcosa di nuovo perchè all’ultima moda. Arti marziali, gang, graffiti e limousine suggeriscono una colonna sonora firmata Wu Tang Clan. Lo dice anche lo stesso Wu Ming5 in una intervista: questo libro vuole avere e ha flow; e il flow è quello di Ghostface Killer e Method Man.











































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