MomBoo - Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Editoriale da MoM#5

di Claudio Curciotti
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Il numero cinque per me è rosso. Quindi questo numero di MOM lo vedo rosso. Anche se in realtà di questo colore, qui, non ce n’è nemmeno troppo, il numero 5 resta, a mio avviso, il numero associato al rosso. Quale sorta di pazzia mentale faccia collegare un colore ad un numero non è cosa facile da spiegare. Si avvicina al concetto di sinestesia, ma è pure squarcio aperto sull’imperfezione umana. Soprattutto perché ognuno associa i numeri al colore che vuole. I nostri sensi non sono allineati ad una struttura infallibile. Non siamo perfetti. In noi l’errore si perpetua fino al substrato biologico. La scontata associazione tra errare in senso di sbagliare ed errare in senso di vagare, allora, racchiude già tutto il percorso di MOM5, che è stato, di fatto, una divagazione sul tema dell’errore. Ha suscitato curiosità e tanti hanno voluto dire la loro, spontaneamente. Enunciarne per esempio gli aspetti più evidenti “C’è errore ed errore. E non tutti gli sbagli hanno lo stesso peso. C’è lo sbaglio, la svista, l’abbaglio, il malinteso, la gaffe, il lapsus, il falso allarme, la cazzata, la cappella…ognuno designa un aspetto diverso ma tutti si basano su un tiro mancato “ (Marge). Qualcuno invece è entrato in panico: “l’ ERRORE mi mette in difficoltà. E’ un problema di apertura, io credo, non tanto di logica”.(BAK). Chi poi ne ha fatto una questione di estetica, profondamente sentita, una oratoria dell’errore: “colui che parla dell’errore in accezione positiva si identifica nella figura di un avvocato che difende un ente disprezzato, e gli dona dignità di entità esistente, con un proprio diritto, “codificandone” gli attributi nell’intento di elevarlo a principio d ‘ordine moderno, che contrasta con l’ideale classico di creazione (estetica in particolare, e poi utilitaristica)”.“Il tanto condannato “perseverare nell’errore” è divenuto forma di creazione, elaborando la potenzialità di trasformarsi in arte e i “nuovi artisti” plasmano una realtà alternativa come segno di distacco attivo”(Manuela Collevecchio). In effetti l’errore è sovversivo, in questo passionale, rivendica il valore degli sbagli che alimentano l’esperienza e tutte quelle cose che finiscono in sbagliando s’impara. Ma perseverare tenta perché diabolico. Morboso, come la musica glitch fatta di rumori che ti toccano, o le immagini sglitchate che spezzano l’ordine grafico, l’armonia, l’apollineo. C’è chi ne ha fatto una questione intima: “ è un errore che ci mette in gioco e in crisi nello stesso tempo. L’idea è quella di ritornare nel proprio cammino , ripercorrendo come se fosse un pellegrinaggio-perdono, che ricrea nel pensiero una sensazione di rinascita e di riscoperta senza paura del pregiudizio che si ha nei confronti di uno sbaglio”(Antonella Caione). E invece chi ne ha saputo cogliere l’ aspetto leggero, e allo stesso tempo tutto il peso del suo potenziale espiatorio. Una risata ti salverà (Nietzche).
Esistono molti tipi di errori, e per questo, nonostante la negativa connotazione concettuale che il termine “errore” porta con sé, per molti casi esso è a volte salutare, necessario, liberatorio. Se si guarda in un qualsiasi vocabolario, più o meno si troverà in sostanza che esso consiste nell’allontanamento dal vero, dal giusto, dalla norma. Conseguentemente a ciò nessuno è indotto ad errare e la maggior parte degli esseri umani rifugge con orrore l’abbaglio, vivendo spesso in uno stato di prostrazione, di ansia perpetua in quanto il modello di perfezione sembra essere l’aspirazione ultima almeno del mondo occidentale. In realtà quasi nessuno riflette circa il fatto che ciò che maggiormente ci giova e che senza mezzi termini ci rende felici, il ridere, nasce spesso proprio dall’errore a dalle tante sue molteplici sfumature. La maggior parte delle situazioni comiche, derivino esse dal mondo verbale o comportamentale, traggono la loro esistenza dall’errore, trasformandosi così in assurdità, in paradossi che suscitano in noi una grande ilarità.
Pirandello certo lo ha descritto meglio di me, ci mancherebbe, e tuttavia quanti di noi non riderebbero al cospetto di chi inciampa grossolanamente e cade, di chi enfatizza aspetti e comportamenti, di chi usa in maniera inconsueta, ma non erronea, la prassi linguistica?
-“Oh mio Dio! Oggi è venerdì! Sai cosa succede al venerdì?”
“Il sabato!”
-“A proposito, lo sai che l’ossigeno fu scoperto solo nel 1874? Non si spiega come la gente potesse respirare prima!”
Se anche solo un accenno di sorriso sarà comparso sul vostro volto, allora avrete compreso l’errore. Il segreto della comicità consiste proprio nella comprensione di ciò che svia dalla normalità perché, come del resto per la nostra intera esistenza, bisogna far tesoro dei propri errori e questo ancora una volta significa comprendere.
Chi, dopo quanto detto, è ancora disposto ad assolutizzare la connotazione negativa del termine “errore”? (Stella Fagioli)


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