Glitch Vendetta
di Francesco Ciocci
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Un rumore è un accumulo troppo complesso di suoni formati troppo bene,difficile da decifrare, faticoso e perciò poco piacevole, ma lontano dall’essere un suono vile o primitivo. Ed il suono registrato assomiglia molto ad un rumore. Ma il suono musicale intonato deve essere a sua volta definitivamente
dissociato dall’idea di rappresentare un qualunque tipo ideale di purezza. Un suono puro in natura non esiste.
La manipolazione elettronica porta alla possibilità di utilizzare in senso creativo i difetti tecnici delle macchine.
Si manifesta la possibilità di sviluppare una nuova estetica dell’errore,controllato e dominato senza tuttavia essere eliminato dall’opera. Nasce un’estetica dell’anomalia, che consente di rendere, oltre al piacere dell’ascolto e alla lettura acustica del materiale sonoro, una riflessione sui mezzi che lo producono, facendo riacquistare così dignità all’oggetto sonoro che altrimenti si ridurrebbe a una parodia del “mito del concerto” privata della propria aura.
Il computer ha ridotto sensibilmente le barriere alla produzione di suoni, causando un alto livello di standardizzazione dei prodotti sonori. Ma per rendere così accessibili le potenzialità di un computer, c’è bisogno dell’intervento delle software house e dei produttori di hardware, che influenzano notevolmente le modalità della produzione, attraverso le interfacce dei loro programmi e la tecnologia delle loro apparecchiature, seguendo logiche
di mercato direttamente collegate alle dinamiche del capitalismo.
L’eccesso di produzione standardizzata causato dall’uso inscritto nei programmi dalle software house, rende necessario More…che la componente speculativa superi l’importanza del gesto.
Questo spinge inevitabilmente verso la necessità di una selezione estrema del materiale e di un atteggiamento “demiurgico” nei confronti dell’oggetto sonoro, adottando una prospettiva di evoluzionismo sonico e giocando in maniera cinica con il materiale che ha ormai perso in sé molto del suo valore, perchè degradato al ruolo di merce.
Violare questi limiti distorcendo i codici inscritti negli strumenti, è l’unico modo per acquisire autonomia creativa all’interno di un sistema costruito attorno ad esigenze di mercato.
Radio, dischi, internet ed mp3 hanno permesso alla musica di esistere senza la presenza reale degli esecutori, e spesso anche senza l’attenzione dell’ascoltatore. La rete poi ha permesso lo sviluppo di una musica liberata anche dal supporto fisico del disco e spesso della quasi totale mancanza del
pubblico stesso, contribuendo a creare una musica che continua a esistere per se stessa.
La scrittura di suoni come un film per l’orecchio pare allora un controsenso, dal momento che i media hanno favorito uno sviluppo della cultura musicale orale e uditivo in particolare, che non utilizza la partitura.
In realtà un insieme di polarizzazioni su nastro magnetico è già qualcosa di scritto, un insieme di informazioni che può essere letto applicando determinati codici di decodifica, esattamente come succede per la partitura, che risulta agli occhi dei più un incomprensibile documento cifrato.
Le tracce audio sono nient’altro che partiture per macchine digitali, posto per buono che il contesto schizofonico in cui queste si sviluppano esclude la
possibilità di altre versioni limitando l’esecuzione alla ri-produzione.
In realtà è scrittura scolpita direttamente nel suono, duratura perchè infinitamente riproducibile, incisa attraverso stimoli simbolici come geroglifici
nel supporto digitale.
Nell’era della riproduzione e dei media il messaggio musicale, che combina e sovrappone livelli di significati e di informazione di diversa natura, viene in qualche modo “filtrato” e viene inevitabilmente favorito il passaggio di alcuni aspetti della musica e del suono a discapito di altri. Di una sinfonia ad esempio, passerà quello che ci basta per riconoscerla ma non le finezze di timbro e di polifonia. Bisogna considerare che Internet a contribuito enormemente alla diffusione della musica, ma ha mortificato ancora di più le modalità dell’ascolto in termini di qualità dell’esperienza sonora, per via della compressione nel formato mp3.
Per questo certa musica elettronica tende all’esasperazione dell’elemento ritmico, per essere riconoscibile come forma sonora anche in condizioni di
ascolto estremamente degradate e quindi essere supportata da ogni tipo di medium. Da qui la tendenza alla creazione di codici sonori Morse iper evoluti
fatti di ritmi incrociati, che il computer riesce a moltiplicare all’infinito, consentendo di espandere il conflitto generato da questi fino a renderlo un
nuovo campo per la creazione di senso. Dando la possibilità di rappresentare in questo modo quella tensione esistente tra la generazione di un codice e la sua simultanea sovversione.
I valori classici di altezza e durata sono gli aspetti che resistono meglio alla riproduzione attraverso i media e alle modalità di diffusione confuse della rete, e sono proprio quelli che costituiscono la sintassi del ritmo. È quindi il ritmo l’elemento più adatto ad essere ritrasmesso ed infinitamente ri-prodotto, e la scrittura concreta di questo linguaggio è la via preferita dalle condizioni materiali della musica elettronica, ed anche soltanto di quella elettronicamente riprodotta.
Sul lungo periodo, fino a che la diffusione e la facilità di ricezione non cesseranno di essere inversamente proporzionali alla qualità dell’ascolto, ci
sarà uno scivolamento continuo verso la preferenza per i valori basilari di altezza e durata.
Dalle condizioni materiali in cui si trova oggi immerso chi desidera esprimersi attraverso questa via della comunicazione, assumendo la registrazione e la
possibilità di un ascolto acusmatico come spunti per un necessario sviluppo dell’arte sonora come arte del montaggio e dei suoni fissati, nasce una musica elettronica sintetica che non può essere innocente, ma deve prendere coscienza del livello altissimo di comunicazione che può raggiungere.
Una musica che comprenda al proprio interno anche l’errore e l’uso scorretto o distorto dei mezzi che la producono, e che riesca a coniugarli con le circostanze e con le modalità di fruizione dilatate della rete.
Frammenti di suoni iper-processati e involuti da una sintesi, sia fisica che concettuale, che sedimenta infiniti strati di significato. Materia sonora per
costruire in modo architettonico, oggetti sonori.
Si dà origine ad un tipo di musica che riflette se stessa, avendo demitizzato il contesto ideale del concerto, e attraverso la presa di coscienza dei limiti che le vengono imposti accetta la tendenza ad una certa forma di regressione dell’ascolto, e cerca di adattarsi a sopravvivere alle conseguenze più estreme.
<<L’esperienza del suono registrato riporta a una meditazione solitaria dell’uomo, solo all’ascolto di un nastro magnetico che ha inciso con suoni la cui immagine è ormai assente.>>
Pierre Schaeffer.
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MoM#5











































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