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Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Grappoli d’uomo

di Marco Mogetta
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In altri tempi la cosa sarebbe potuta sembrare poco etica. Ma quelli erano tempi lontani, e l’etica ormai era un concetto che si poteva trovare solo in qualche modulo di filosofia antropologica. La verità era che il business aveva sposato l’esigenza, e che nell’ambito dell’implantistica organica certe cose avevano spezzato ogni tabù. L’indifferenza sembrava avere ormai preso possesso dell’anima dell’uomo, in quello che sembrava il crepuscolo di ogni civiltà.
La natura era marcita, gli animali del tutto estinti, così come quasi ogni forma di vita vegetale complessa. L’aria malsana, spezzata dalle piogge acide, butterava la terra a tutte le latitudini. Il punto di non ritorno era stato superato da un pezzo. Salvare il pianeta non sarebbe più stato possibile. Ma miliardi di esseri umani, condannati dagli errori dei loro bisnonni, proprio non volevano saperne di rassegnarsi a spegnersi per simpatia di un pianeta morente. C’era invece stata una reazione decisa, estremamente vitale, seppur non proprio etica. Non potendo più sfruttare le risorse della natura, e resi vivissimi dalla consapevolezza di vivere in un mondo moribondo, gli umani avevano deciso di cannibalizzare se stessi.
Le nazioni più potenti, come era già avvenuto moltissime altre volte, avevano aggredito i popoli più deboli, per farne una vera e propria riserva di caccia. Dai primi pascoli di esseri umani, si era passati, nell’arco di una sola generazione, a dispense di liquidi, polpe ed organi. In base alle necessità esposte dai vari Direttivi, i feti venivano coltivati in maniera ragionata. Quelli che sarebbero potuti essere bambini crescevano come appendici, più o meno partoriti da madri decerebrate, che avevano anche dieci uteri per ogni cuore. Alcuni scienziati, sostenuti dalla religione dominante, ritenevano che attraverso quella sperimentazione l’uomo avrebbe potuto indurre la selezione naturale verso la salvezza, nella ricerca di un uomo rinnovato, capace di adattarsi ad un ambiente che diveniva sempre più ostile. Ovviamente però, questa ricerca non era confortata da alcun segno di riverenza verso ideali più nobili e meno viziosi di quelli che avevano portato tutto sul franante ciglio della catastrofe. In particolare l’uomo aveva ripudiato ogni realtà virtuale per il piacere delle esperienze tangibili. Ecco quindi spiegata la ragione di quello che, eticamente, sarebbe stato chiamato abominio. Un biopubblicitario illuminato aveva convinto More…l’azienda per cui lavorava ad investire nella produzione di innesti polmonari usa e getta, per incentivare il consumo di una delle pochissime piante capace di adattarsi ai mutamenti ambientali: il tabacco. Le coppie di piccoli polmoni, strappati ai donatori inconsapevoli cresciuti come grappoli di alveoli, assursero immediatamente al rango di status symbol. Concepiti per essere compatibili con ogni pre-innesto tracheale, spopolavano nei ghetti ricchi di Calcutta e Pechino. Importanti uomini d’affari si facevano innestare anche tre o quattro coppie di polmoni usa e getta, per poter gustare contemporaneamente il gusto dei diversi tipi di aroma preferiti, mentre il mercato si sforzava di soddisfare richieste sempre più estreme, fino a quando non si pensò di aspirare i fumi degli intestini e dei midolli spinali. Con sorpresa degli scienziati della religione ufficiale, non si segnalavano praticamente casi di rigetto, ed anzi, in alcune circostanze, i polmoni usa e getta tendevano ad avere una maggiore efficacia, se irrorati con la giusta quantità di fumi miscelati. Poi la sorpresa. Alcuni donatori inconsapevoli, manipolati nel modo giusto, iniziarono a produrre polmoni capaci di tollerare l’aria malata, e addirittura di crescere in modo simbiotico con l’ospite. Un brivido inedito percorse la schiena di George Athòs, lo scienziato a capo del progetto Respiro, che aveva notato per primo le modalità di reazione dei bronchi coltivati a contatto con le essenze di fumi miscelati. George Athòs aveva subito immaginato la creazione di campi di super polmoni per la depurazione dell’atmosfera, e si accingeva a presentarsi di fronte al Vescovo della sua azienda per esporre i risultati delle sue ricerche. Il Vescovo nutriva una raffinata passione per alcune ambientazioni virtuali bucoliche, e difficilmente si scomponeva, nel rispetto del ruolo che aveva faticosamente conquistato tanti anni prima, quando si era distinto come formidabile fecondatore di schiave. Ma quella che accompagnava il discorso di Athòs avrebbe di fatto impressionato qualunque uomo del pianeta. Nato in un mondo in scadenza di contratto, aveva scoperto senza preavviso una speranza, una possibilità su cui nessuno avrebbe potuto realmente contare. Era decisamente troppo per il cuore raffermo del Vescovo, che non sapendo assumere una posizione chiara, mise in moto un meccanismo di delega che finì per sfociare in scompiglio.
Venne convocato un Concilio Aziendale segreto, a cui presero parte tutti i quadri più alti dell’Alta Curia. Tra di essi scienziati, pubblicitari, intermediari dei campi di coltivazione, responsabili del controllo del riscaldamento globale, e perfino alcuni esperti di etica, che avrebbero provato ad analizzare la questione secondo un punto di vista insolito. Quando Athòs ebbe finito di parlare, le reazioni dei presenti andarono a colmare l’intera gamma delle possibilità, dalla disperazione al situazionismo trionfale. Alle voci si sovrapponevano le voci, e in qualcuno, per la prima volta nella vita, brividi di speranza risalivano spine dorsali ormai storte e compromesse. Quello che in passato era stato un vizio infame della società, stava per dare al mondo una seconda possibilità. Il fumo avrebbe salvato l’uomo. Ma non fu così.
Il Patriarca Aziendale, un uomo che era divenuto un gigantesco ammasso di appendici strappate ai grappoli migliori, e che per buon esempio montava su tutto il corpo decine e decine di polmoni usa e getta, emise un orrendo ruggito, che riportò subito alla normalità quella che sarebbe potuta degenerare in una vera e propria, oltre che disdicevole, crisi mistica. Il Concilio tornò al silenzio, pronto ad ascoltare ed accettare. La loro presenza, del resto, era solo una formalità. Ogni decisione spettava a lui, al Patriarca.
“Empietà! Salvare il mondo non fa certo parte del lavoro per cui siete pagati! Pensate forse che una speranza aumenterebbe i nostri guadagni? O volete fornire ai vostri figli un futuro? Chi siete voi per sentirvi migliori dei vostri antenati? E perché dovremmo rinunciare ai vantaggi che la nostra attuale posizione ci permette? La vita si estinguerà, presto o tardi, e noi non ci opporremo. Ci limiteremo a portare avanti il nostro lavoro, senza sperare e senza divulgare. Se poi Dio vorrà, ci salverà tutti. Ma noi non siamo Dio. Noi siamo un’azienda”. La speranza era stata colpita a morte. Di tutti i membri del Concilio, solo Athòs ebbe la forza di alzarsi e controbattere, cercando di mostrare al Patriarca i vantaggi economici di un mondo strappato alla morte. Accadde tutto in un momento. Gli occhi gialli del Patriarca si strinsero in una fessura decisa, poi da tutti i suoi bronchi fuoriuscì una spessa coltre di fumi, che riempirono in un attimo l’intera stanza, spingendo ad un superlavoro tutte le coppie di polmoni usa e getta, che arrivarono subito all’esaurimento del loro ciclo vitale. Quando la cortina si diradò, il Concilio era del tutto finito, stroncato dai miasmi prodotti dal Patriarca. Tutto quello che era rimasto della speranza, era nella mano destra di Athòs, ormai del tutto priva di forza, che in un ultimo slancio di vita si era strappato i polmoni usa e getta, a dimostrazione della sua scelta, tardiva, di smettere di fumare.
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MoM#4


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