di Claudio Curciotti
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Illustrazionie di Simone Iovacchini
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In molti casi le risposte che i cosiddetti “ufficialisti” danno alle accuse, poggiano su questioni deboli o difficili da dimostrare. Che Bush si sbagli nel riferire l’ora in cui ha visto per la prima volta l’aereo impattare la torre nord durante due interviste, perchè è risaputo che ha problemi nel creare frasi con un senso logico, mi sembra un po’ riduttivo, soprattutto se stiamo parlando del presidente degli Stati Uniti d’America. Mi pare assurdo poi il fatto che tutte le testimonianze di persone che hanno udito forti esplosioni prima del crollo delle torri siano state negate, semplicemente dicendo che non esistono prove che confermino queste esplosioni (ma decine di testimonianze non costituiscono parte delle prove?) o che fossero state confuse con lo scoppio di fantomatiche bombole del gas.
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Esiste una mole di scritti riguardo all’argomento che rende difficile confermare le varie affermazioni. In molti casi i vari rappori ufficiali entrano in contraddizione. Per esempio, si è sentito parlare per molto tempo dell’effetto “pancake”, di quella particolare dinamica che ha fatto sì che le torri si sbriciolassero a causa del crollo dei vari piani uno sull’altro. Una teoria che hanno ripetuto fino alla nausea, contestandola o accettandola, in varie trasmissioni televisive (Matrix, Report) e che si trova anche sul sito Undicisettembre di Paolo Attivissimo. Su tale sito è presente inoltre un riassunto del rapporto redatto dal NIST (National Institute of Standards and Technologies) sulle cause del crollo delle torri. Bene, tale rapporto nega che il cedimento della struttura dei grattaceli sia avvenuta per l’effetto “pancake”. Per motivi come questo, ripeto, è una operazione molto complessa districarsi tra la consistente mole di materiale relativo all’attentato. Molte volte capita che More…intere tesi si reggano grazie a documenti, foto o video. Spesso tali prove non sono altro però che incomprensibili foto, nelle quali non risulta neanche chiaro il contesto in cui siano state scattate, e di cui quindi non è attestabile la veridicità. Altre volte ci si imbatte invece in documenti stropicciati, mal scansionati, difficili da falsificare quanto un libretto delle giustificazioni. Per capire di cosa sto parlando, andate a vedere il video, consegnato ai media dell’autorità, delle immagini riprese dalla stazione di servizio più vicina al Pentagono*6. Non si capisce assolutamente nulla, neanche si vede il Pentagono, un documento assolutamente nullo che, per ragioni poco chiare, la CIA avrebbe tenuto nascosto fino ad ora. Sembra allora che le certezze si sbriciolino di fronte a tale confusione di prove e controprove, che la verità sia sempre più difficile da afferrare, che il fumo delle torri non solo abbia ricoperto New York , ma che continui ad annebbiare le nostre menti, ad intossicarci; proprio come una nube di fumo, inafferrabile, ma allo stesso tempo così pesante da toglierti il respiro. Si perchè tutta la vicenda dell’11/9 pare abbia sempre la capacità di impattare violentemente contro chi le si avvicini.
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Ho visto persone piangere dopo aver assistito a “Inganno Globale”, documentario di Massimo Mazzucco, molte altre infuriarsi, altri spalancare la bocca senza riuscire a proferire parole. Tutta questa vicenda, e soprattutto il non sapere come sia andata veramente, sembra creare squilibri chimici nelle menti di chi ne viene a contatto. L’idea stessa di complotto, il perdersi in dietrologie, pare riesca a donare uno strano effetto psicologico che non sarebbe azzardato confrontare con quello provocato da sostanze psicoattive e allucinogene. In questo senso allora non sembra troppo assurda la visione di Attivisimo per cui è possibile che la tesi del grande complotto sia stata “data in pasto” alle masse per distrarle e far passare inosservati aspetti ben più sostenibili e presentabili: argomenti come la contaminazione dell’aria di New York, l’inadeguatezza della preparazione della difesa USA a un attacco di questo genere, la riluttanza del governo Bush ad affrontare con trasparenza gli eventi dell’11 settembre e la sicurezza dei grattacieli in generale in caso di grandi incendi. Il problema a questo punto sembra quindi essere più il buon senso delle persone, chiamate a non lasciarsi affascinare da sballanti dietrologie, per rimanere con i cosidetti piedi per terra, e riportare il dibattito su questioni più serie e di natura pratica. Sono d’accordo. Le belle storie piacciono a tutti, ma possono forviare.
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Cosa succede però se accanto alle tesi complottiste smontate dal buon senso, a questioni irrisorie e dietrologie devianti sia ancora presente un discreto numero di domande a cui nessuno è riuscito a dare una risposta sensata? Anche l’essere più razionale di questo mondo, il cui senso pratico lo abbia reso immune da qualsiasi suggestione verso affascinanti storie misteriose, a questo punto tenterebbe di individuare delle risposte. Come? andando a cercare, magari anche cercare dietro le cose, per vederle da diverse angolazioni…attenzione, si ritroverbbe cioè lì a fare anche lui della deprecabile “dietrologia”. Perché allora chi cerca risposte per avvicinarsi di più alla verità, molte volte viene chiamato spregevolmente “dietrologo”, mentre chi, al contrario, si ferma in superficie, non viene chiamato “superficiale”, ma anzi, spesso ricoperto di elogi alla razionalità e al buon senso?
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Il beneficio del dubbio è e deve rimanere un diritto sacrosanto perchè è alla base della nostra cultura e della sua evoluzione. Insomma, non per essere per forza dubbiosi e dietrologi, ma chi mi sa spiegare perchè in un lasso di tempo di cinque anni, le autorità militari statunitensi hanno cambiato per ben tre volte la versione dei fatti riguardo alla risposta della difesa aerea agli attacchi? Come dice sghignazzando Ray Griffin*7 durante una sua recente conferenza, quando un sospettato per rapina, interrogato dalla polizia, cambia il suo alibi tre volte, non ha molte possibilità di essere creduto innocente. Allora non bisogna per forza essere uno di quelli che pensa che gli aerei sulle torri fossero solo ologrammi e che la terra sia governata dai Visitors per avere dei dubbi in proposito, forse basta avere un po’ di raziocinio.
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Le cose più strane sono magari proprio di fronte ai nostri occhi, e non c’è neanche bisogno di andarle a scovare tra chissà quali deliranti teorie. Come il caso di quel ragazzo che, in un forum dove si discuteva della veridicità o meno dei video rilasciati dalle autorità sull’impatto del velivolo sul Pentagono, scrisse timidamente, scusandosi per l’interruzione: “le telecamere che hanno ripreso la scena sono state presentate come facenti parte del sistema di sorveglianza del Pentagono, e più in particolare del parcheggio. Bene. Qualcuno è in grado (riferendosi alla immagine di una macchina che passa e si ferma di fronte allae telecamere pochi secondi prima dell’impatto) di leggere la targa della macchina o di vedere chi ne sia il guidatore?”. Cosa ci stava facendo lì, allora, quella telecamera di sorveglianza, se alla fine non sorvegliava assolutamente nulla? Insomma, anche se è probabile che ciò non significhi niente, nessuno può vietarmi di pensare che magari quel video è un falso totale, una ricostruzione postuma. Nessuno mi vieta di portare magari come ulteriore prova alla mia tesi, il fatto che quelle siano le uniche riprese rese pubbliche dell’impatto, pur essendo accertata l’esistenza di decine di telecamere che hanno registrato l’accaduto. Semplicemente questo è il modo in cui agisce un avvocato o un giudice, un giornalista alle prese con una sua inchiesta o un documentarista con i suoi studi preliminari e studi sul campo.
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Ricerca, indagine, inchiesta, parole che sembrano descrivere oggi qualcosa di illeggittimo, roba da cospirazionista, da complottista. I bambini buoni credono alle cose come vengono dette loro. I bambini buoni credono a Babbo Natale e i cattivi vogliono convincerli che è tutta una balla. O magari rimangono svegli tutta la notte per vedere se è proprio vero che arriva con la slitta e il vestitone rosso. Quindi alla fine sarò anche cattivo, ma io cerco una spiegazione al fatto che il giorno prima degli attentati Mohamed Attà (coluí che ha portato il primo aereo a schiantarsi sulla torre), e un suo fedele compagno abbiano lasciato Boston, da dove, il giorno dopo, sarebbe partito il loro volo da dirottare, per fare un salto a Pórtland, farsi un giro per la città ed essere ripresi da telecamere di banche, supermercati e pompe di benzina. Pur rischiando di essere tacciato come maligno dietrologo continua a sembrarmi strano che per tornare a Boston i due abbiano preso un aereo che aveva una coincidenza col volo da dirottare così irrisoria da obbligare Attà a lasciare la sua valigia a terra. Valigia che non è stata inviata con il volo successivo, come dovrebbe succedere in caso di smarrimento (la valigia era regolarmente contrassegnata con il numero del volo), ma che viene rilevata dalla polizia, la quale vi trova: il testamento autografo di Mohamed Attà, il passaporto di Mohamed Attà, un foglio, in arabo con le istruzioni dettagliate per le ultime 24 ore dei suicidi, alcuni manuali di volo del Boeing 767 e alcune divise di volo rubate all’American Airlines. Voglio dire, se è vero, come confermano le autorità, che gli uomini di Bin Laden hanno impiegato intorno ai cinque anni per proggettare l’attacco, che diavolo gli è passato per la testa ad Attà, per mettersi a fare il turista a Portland e a portarsi in giro tra areoporti, check-in e possibili blocchi di polizia (la sua faccia certo non è proprio da primo della classe) una valigia piena di materiale segreto sull’attentato. Perchè poi la Nissan affittata da Attà, che ha portato i due da Boston a Portland, sarebbe stata ritrovata nel pomeriggio stesso dell’11 Settembre all’aeroporto di Boston? Chi l’ha riportata indietro? E guarda un po`: nel cruscotto c’erano dei manuali di volo, un paio di coltellini come quelli che i dirottatori avrebbero usato per sgozzare alcuni passeggeri, ed una copia del Corano! Sembra o non sembra almeno strano?
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E la storia dell’agente dell’FBI Coleen Rowley che nell’ agosto 2001, entrando in possesso di un dossier su Massaoui (il “ventesimo” dirottatore) lo arresta, ulteriormente insospettita del fatto che si stesse iscrivendo ad una scuola di volo, ma viene ostacolata dai suoi superiori, creando un caso che finisce addirittura sulla copertina di Time? E il passaporto ritrovato a qualche isolato del Ground Zero, grazie a cui è stata scoperta l’identità di un altro dei dirottatori, documento che avrebbe resistito ai mille gradi prodotti dall’esplosione dell’aereo, gli stessi mille gradi che spiegherebbero l’indebolimento dell’acciaio e il conseguente crollo strutturale delle torri? E il romantico dirottatore che prima di morire avrebbe deciso di spedire una lettera d’addio alla sua fidanzata in Germania? Niente in contrario, anche lui aveva un cuore. Ma perchè l’avrebbe dovuta spedire in un grosso pacco, contenente grossi manuali di volo? Difficile spiegarselo, ma poco importa. Grazie al fatto che il terrorista ha sbagliato l’indirizzo del destinatario, avendo scritto accuratamente il proprio, (giustamente, direi, dovendo morire il giorno dopo, non si sa mai…) il pacco è tornato al mittente proprio il giorno in cui l’FBI stava facendo delle indagini in casa sua. Niente di strano alla fine, se consideriamo quante cose particolari sono successe in quei giorni.
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A partire dal fatto che in data undici settembre Bush si allontana dalla Casa Bianca, accompagnato inspiegabilmente dal consigliere Karl Rove, fidato amico anche di Bush Senior, solitamente contattato per questioni molto più importanti di una lettura di poesie per bambini in una scuola elementare della Florida. Erano poi pur sempre i giorni in cui Larry Silverstein concludeva l’affare dell’acquisto del WTC, firmando una delle assicurazioni contro attacchi terroristici più alte della storia. Giorni fortunati per lui, perchè grazie all’11 settembre potrà riscuotere tutto il denaro, anzi il doppio, perchè è riuscito a convincere la corte che quello non fosse un attacco terroristico, bensì due. Una causa che sta però ancora andando avanti, quella tra Silverstein e la compagnia di assicurazioni, e che tra appelli e controappelli andrà avanti ancora per molto. Quasi tutto ciò che esiste a riguardo del crollo delle torri - parti della struttura ritrovate, studi tecnici sui materiali e prove giudiziarie - deve rimanere segreto fino alla fine del processo. Comodo, direi, soprattutto per evitare che occhi indiscreti sbircino tra quelle carte. Vorrei poi un giorno sapere cosa significa questa frase trovata sul sito Luogocomune.net*8: “a causare l’incendio [del WTC7] sarebbero stati propio dei bidoni di gasolio che Giuliani stesso aveva voluto tenere nei suoi uffici, per una qualunque evenienza, nonostante ciò fosse ovviamente proibito dal regolamento”. Cosa? Ma siete tutti impazziti? Bidoni di gasolio dentro lo studio?
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E per finire: come è stata in grado l’FBI di identificare tutti e diciannove gli attentatori in meno di 48 ore, fornendo tanto di fotografia per ciascuno, nonostante nessun nome arabo apparisse nelle liste passeggeri, ed almeno la metà di loro fosse del tutto sconosciuta alla autorità stesse, al momento degli attentati, per loro susseguente ammissione? Queste e altre sono le domande su cui mi piacerebbe discutere con chi è totalmente sicuro della verità ufficiale. Purtroppo è poco probabile che tale dibbattito abbia mai luogo in televisione, anche se devo dire che ultimamente si parla un po’ di più di tutta la faccenda. Per fare un esempio, Matrix di Mentana ha dato in questi ultimi mesi un ampio spazio alle tesi cosidette alternative (Massimo Mazzucco, Giulietto Chiesa), ma usando sempre uno di quei trucchetti da cui la televisione sembra proprio non sapersi liberare. Ha cioè dato spazio solo ed esclusivamente a quelle accuse, magari anche forti e politicamente scorrette, per cui però esiste una giustificazione credibile, lasciando fuori dalla porta tutte le questioni irrisolte, quello su cui veramente servirebbe fare una trasmissione. Un’altra cosa succede invece in internet, dove come già detto, c’è maggiore libertá e apertura grazie alla possibilità per ognuno di fare domande e inviare commenti. Non in tutti casi però. Purtroppo sul sito di Paolo Attivissimo, il più eminente degli “ufficialisti”, la sezione dedicata ai commenti dei lettori è stata soppressa. “Per dare un taglio ai troppi insulti ricevuti dai complottisti”, dice lui. Troppo semplicista come spiegazione, dico io. Il fatto è che, come succede in altri siti omologhi, sono spesso gli stessi lettori a indagare, confermare o smontare gli articoli pubblicati. Attivissimo è, ad ora, praticamente l’unico che possa permettersi di dire quello che vuole, senza essere contraddetto. È il 17 novembre del 2006, sono passati più di cinque anni da quel giorno e molte sono ancora le questioni irrisolte, molti i dubbi, le incertezze, i sospetti riguardo a quest’attentato. Tanti sono quelli che non hanno ancora capito, che attendono delle risposte e che vorrebbero fare luce su quella misteriosa, inafferrabile, fumosa verità sull’undici settembre. Tutti quelli per cui l’11 settembre 2001 non è ancora un fatto storico, chiuso, finito, ma una faccenda da chiarire. Tutti quelli per cui è ancora il 12 settembre.
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MoM#4