MomBoo - Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
Monografie di informazione su arte e tendenze creative nei media
#6: L’immagine in tasca

Archivio del 10 Luglio 2006

Il pasto sonoro 1


di Claudio Curciotti
.
pasto-sonoro-frullatori.jpg
.
Musica e cucina: un binomio vecchio come il mondo. Due forme di sostentamento, rispettivamente per l’anima e per il corpo, l’arte dei suoni e dei sapori si combinano da sempre per saziare l’animale uomo. Mollemente distesa su morbidi triclini, l’aristocrazia dell’antica Roma gustava le sue pietanze allietata da flautiste compiacenti, ascoltando servitori che intonavano canti mentre tagliavano carni e servivano da bere. Nelle corti del Rinascimento i nobili stipendiavano musicisti perché suonassero durante i loro pasti, dando vita ad una pratica che con gli anni andò a formare un vero e proprio repertorio con il nome di Tafelmusik, letteralmente “musica da tavola”. Molti i musicisti che si sono ispirati alle delizie del palato per comporre le loro opere. Bach scrisse niente di meno che La Cantata del Caffè, in virtù di una sua grande passione per questa bevanda, il che fra parentesi spiegherebbe la natura profondamente schizzata dei suoi componimenti. Telemann scrisse nel 1733 Musique de Table apposta per intrattenere gli ospiti dei banchetti, mentre ai pic-nic ci pensò Haendel che compose varie musiche da pasto tra cui una specifica per i barbecue, con il nome di Fireworks Music. E che dire del francese Lebas che diede alla stampa un libro di cucina chiamato La Cuisine en Musique, dove le ricette erano scritte in forma di canzone con tanto di arrangiamento. Nei teatri dell’opera poi, prima che diventassero quel covo di snobbismo che oggi tutti conosciamo, si era solito gustare le rappresentazioni pasteggiando allegramente, soprattutto nei palchi, dove si improvvisavano vere e proprie cucine da campo (ogni palco era provvisto di un bocchettone di areazione a cui collegare lo scarico di particolari stufe portatili). Cafè artistici della Parigi bohemien, fumosi locali jazz, fino ai fantomatici ristoranti-karaoke, tutti luoghi dove il rito del mangiare si accompagna al rito dell’ascoltare. Per arrivare ai giorni nostri, in cui il binomio musica-cucina continua a coinvolgere artisti ed estimatori. Con la sottile differenza che i suoni non sono solo accompagnamento dei pasti ma si fondono a questi in un unico processo creativo. Ci riferiamo cioè a quegli artisti che hanno pensato di comporre musica utilizzando come fonte sonora materia organica commestibile e appropriati utensili per la sua preparazione.More…
Non vi siete mai accorti che la vostra cucina suona? Sapete quale è la sottile differenza tra il suono di una carota piuttosto che di un sedano? Siete mai rimasti a bocca aperta ascoltando le decine di armonici generate dal motorino di un frullatore? Simili domande saranno girate per la testa degli otto musicisti, del tecnico del suono e del cuoco che nel 1998 hanno fondato la Vegetable Orchestra di Vienna1. Da quasi dieci anni questo collettivo austriaco scolpisce e trasforma le sue verdure e ortaggi in flauti, marimbas e altri strumenti percussivi per eseguire brani che vanno dalla musica classica alla musica tradizionale africana, senza disdegnare preziose chicche di musica elettronica. Ogni concerto dell’orchestra viennese risulta essere anche una particolare forma di happening. I vari strumenti, messi a punto poco prima dell’inizio, al termine dell’esecuzione vengono passati in mano ad un cuoco, dai quali ricava una zuppa che musicisti e spettatori possono consumare insieme. Ecco che allora musica e cucina si incontrano nello stomaco degli spettatori, invitati a mangiare ciò che fino a pochi minuti prima ha allietato le loro orecchie. Anche la preparazione del concerto sembra essere più simile a quella di un pranzo piuttosto che a quella di un evento musicale. Come ogni buona mangiata che si rispetti, i preliminari delle loro esibizioni cominciano in un negozio di alimentari. I dieci componenti della Vegetable si riforniscono allora di tutto il necessario, ispezionando il reparto di frutta e verdura in cerca della loro materia prima. Una volta finite le compere ha inizio la seconda fase, che si svolge nei camerini dove preparano i loro strumenti, intagliando, svuotando e mettendo a punto le verdure. Ne nasceranno peperoni-tromba, carote-flauto, sedani-tamburo, rabarbaro-chitarra, digicocomeri (o cocomeridoo); la Vegetable Orchestra esibisce così il suo organico di strumenti organici. Altro collettivo di artisti interessato all’interazione tra cibo e musica è Alien Production2. Fondato nel 1997 da due austriaci, un irlandese e uno statunitense, è un network che si occupa della teoria e dei valori estetici della nuova tecnologia e dei media. Esperti di comunicazione che però non disdegnano trattare un tema come la cucina, fosse solo perché, come quello dei media, anche il mangiare è un rito che si ripete ogni giorno nelle case della gente. La loro performance si chiama “la cucina accordata” e consiste in tre micro-esibizioni dove i protagonisti sono proprio i suoni del cucinare, trattati ed elaborati in forma musicale. Sono reperibili in internet due loro mp3 dal nome Cena accordata e The accordato, due preziosi esempi di acustica culinaria. Nel 2004 la Alien Production da alle stampe, con il nome di The Well Tempered Kitchen, un cd di 13 brani, tutte registrazioni dal vivo di sessioni di cucina.
.
MoM#3

Il pasto sonoro 2


di Claudio Curciotti
.
Matthew Herbert, jazzista inglese, eclettico compositore di musica elettronica fusa con musica strumentale, dopo due anni di ricerca e registrazione, seguiti da quasi sei mesi in studio, nell’autunno del 2004, da alle stampe l’album Plat du Jour. Un progetto che, come affermato dallo stesso Herbert, seguendo ciò che da sempre predica l’arte concreta, si propone di spostare l’attenzione dall’idolatria e la celebrazione dell’artista, alle idee, al lavoro e alle storie che stanno dietro l’opera. L’uscita del disco è accompagnata infatti dalla pubblicazione di un sito internet dedicato interamente all’album3 dove l’autore spiega i motivi alla base del suo lavoro, le varie tecniche utilizzate in fase di creazione e dove ringrazia tutti quelli che lo hanno aiutato, come ad esempio le 3255 persone che sono state campionate nell’atto di mordere una mela. Il progetto tecnico alla base del disco è lo stesso degli artisti prima citati: captazione, rielaborazione e intonazione dei suoni generati dalla percussione di pietanze varie e utensili da cucina. L’album del compositore inglese è quindi un ulteriore gustoso esperimento musicale ma è allo stesso tempo anche un opera di denuncia. More…Nel mirino di Herbert tutte le multinazionali del cibo scadente a basso costo e la degenerazione della cultura culinaria dei nostri tempi. Cibi surgelati, liofilizzati, tutti prodotti che un tempo erano usati in via eccezionale, oramai abitualmente serviti nelle odierne catene di supermercati e ristoranti. Un imbarbarimento dell’alimentazione che, scrive lo stesso Herbert, poggia le basi sulle diaboliche trinità dell’industria del cibo a basso costo (zucchero, sale e grassi) e della ristorazione fast food (congelatori, microonde e friggitrici) e grazie alle quali l’obesità e altri problemi di salute sono ormai all’ordine del giorno, soprattutto nei paesi occidentali dove l’eccesso di nutrizione è un problema maggiore che quello della bassa nutrizione. Ogni brano del suo album è allora dedicato ad una particolare pietanza o ad una questione relativa ad un determinato cibo. Per esempio Herbert denuncia gli sprechi dell’industria agricola che per alimentare gli attrezzi da lavoro e trasportare i suoi prodotti in lungo e largo contribuisce notevolmente all’inquinamento per monossido di carbonio.
Lo stesso vale per l’industria dell’acqua, che fa viaggiare su camion milioni di bottiglie per servire consumatori che potrebbero tranquillamente bere dal loro rubinetto di casa. E’ probabile che l’idea di realizzare questo disco sia nata dopo che Herbert si è fatto un giro per i molteplici siti web che denunciano le oscenità dell’alimentazione occidentale odierna. Ci sono infatti vari link sul suo sito e seguirli vuol dire correre seriamente il rischio di rimanere disgustati dall’ottanta per cento di quello che abbiamo nella nostra credenza e finire per iscriversi ad un corso di cucina macrobiotica se non addirittura di affittarsi un casale in campagna full optional di pecore, galline e orticello. Che dire, è facile imbattersi in dichiarazioni tipo quella di Kelly D. Brownell, professoressa della Rutgers University del New Jersey, per cui la generale tossicità dell’ambiente in cui viviamo incoraggerebbe la sovralimentazione e l’inattività fisica e per cui settantasei milioni di persone ogni anno si ammalerebbero a causa di intossicazione alimentare, di cui 325.000 finirebbero all’ospedale a seguito di gravi condizioni di salute e 5.000 morirebbero. Tutto questo, spiega sempre la teacher statunitense, a causa delle multinazionali che anteporrebbero il profitto alla qualità, usando i referti medici come indicatori di riuscita o meno dei propri prodotti. Allora benvenuti nel fantastico mondo della gastronomia contemporanea e i suoi segreti, che tanto segreti poi non sono. Basta cercare. Per esempio: cosa si nasconde dietro ad un allevamento di pollame, quali sostanze albergano dentro agli insaccati esposti nei banchi del supermercato, cosa galleggia nelle bottiglie d’acqua che ciucciamo in cerca di refrigerio e quali fantasmagoriche modificazioni genetiche permettono alle piantagioni di caffè di crescere forti, rigogliose e tossiche?
.
1 www.gemueseorchester.org
2 alien.mur.at/
3 www.platdujour.co.uk/index.php
.
MoM#3