Il pasto sonoro 1
di Claudio Curciotti
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Musica e cucina: un binomio vecchio come il mondo. Due forme di sostentamento, rispettivamente per l’anima e per il corpo, l’arte dei suoni e dei sapori si combinano da sempre per saziare l’animale uomo. Mollemente distesa su morbidi triclini, l’aristocrazia dell’antica Roma gustava le sue pietanze allietata da flautiste compiacenti, ascoltando servitori che intonavano canti mentre tagliavano carni e servivano da bere. Nelle corti del Rinascimento i nobili stipendiavano musicisti perché suonassero durante i loro pasti, dando vita ad una pratica che con gli anni andò a formare un vero e proprio repertorio con il nome di Tafelmusik, letteralmente “musica da tavola”. Molti i musicisti che si sono ispirati alle delizie del palato per comporre le loro opere. Bach scrisse niente di meno che La Cantata del Caffè, in virtù di una sua grande passione per questa bevanda, il che fra parentesi spiegherebbe la natura profondamente schizzata dei suoi componimenti. Telemann scrisse nel 1733 Musique de Table apposta per intrattenere gli ospiti dei banchetti, mentre ai pic-nic ci pensò Haendel che compose varie musiche da pasto tra cui una specifica per i barbecue, con il nome di Fireworks Music. E che dire del francese Lebas che diede alla stampa un libro di cucina chiamato La Cuisine en Musique, dove le ricette erano scritte in forma di canzone con tanto di arrangiamento. Nei teatri dell’opera poi, prima che diventassero quel covo di snobbismo che oggi tutti conosciamo, si era solito gustare le rappresentazioni pasteggiando allegramente, soprattutto nei palchi, dove si improvvisavano vere e proprie cucine da campo (ogni palco era provvisto di un bocchettone di areazione a cui collegare lo scarico di particolari stufe portatili). Cafè artistici della Parigi bohemien, fumosi locali jazz, fino ai fantomatici ristoranti-karaoke, tutti luoghi dove il rito del mangiare si accompagna al rito dell’ascoltare. Per arrivare ai giorni nostri, in cui il binomio musica-cucina continua a coinvolgere artisti ed estimatori. Con la sottile differenza che i suoni non sono solo accompagnamento dei pasti ma si fondono a questi in un unico processo creativo. Ci riferiamo cioè a quegli artisti che hanno pensato di comporre musica utilizzando come fonte sonora materia organica commestibile e appropriati utensili per la sua preparazione.More…
Non vi siete mai accorti che la vostra cucina suona? Sapete quale è la sottile differenza tra il suono di una carota piuttosto che di un sedano? Siete mai rimasti a bocca aperta ascoltando le decine di armonici generate dal motorino di un frullatore? Simili domande saranno girate per la testa degli otto musicisti, del tecnico del suono e del cuoco che nel 1998 hanno fondato la Vegetable Orchestra di Vienna1. Da quasi dieci anni questo collettivo austriaco scolpisce e trasforma le sue verdure e ortaggi in flauti, marimbas e altri strumenti percussivi per eseguire brani che vanno dalla musica classica alla musica tradizionale africana, senza disdegnare preziose chicche di musica elettronica. Ogni concerto dell’orchestra viennese risulta essere anche una particolare forma di happening. I vari strumenti, messi a punto poco prima dell’inizio, al termine dell’esecuzione vengono passati in mano ad un cuoco, dai quali ricava una zuppa che musicisti e spettatori possono consumare insieme. Ecco che allora musica e cucina si incontrano nello stomaco degli spettatori, invitati a mangiare ciò che fino a pochi minuti prima ha allietato le loro orecchie. Anche la preparazione del concerto sembra essere più simile a quella di un pranzo piuttosto che a quella di un evento musicale. Come ogni buona mangiata che si rispetti, i preliminari delle loro esibizioni cominciano in un negozio di alimentari. I dieci componenti della Vegetable si riforniscono allora di tutto il necessario, ispezionando il reparto di frutta e verdura in cerca della loro materia prima. Una volta finite le compere ha inizio la seconda fase, che si svolge nei camerini dove preparano i loro strumenti, intagliando, svuotando e mettendo a punto le verdure. Ne nasceranno peperoni-tromba, carote-flauto, sedani-tamburo, rabarbaro-chitarra, digicocomeri (o cocomeridoo); la Vegetable Orchestra esibisce così il suo organico di strumenti organici. Altro collettivo di artisti interessato all’interazione tra cibo e musica è Alien Production2. Fondato nel 1997 da due austriaci, un irlandese e uno statunitense, è un network che si occupa della teoria e dei valori estetici della nuova tecnologia e dei media. Esperti di comunicazione che però non disdegnano trattare un tema come la cucina, fosse solo perché, come quello dei media, anche il mangiare è un rito che si ripete ogni giorno nelle case della gente. La loro performance si chiama “la cucina accordata” e consiste in tre micro-esibizioni dove i protagonisti sono proprio i suoni del cucinare, trattati ed elaborati in forma musicale. Sono reperibili in internet due loro mp3 dal nome Cena accordata e The accordato, due preziosi esempi di acustica culinaria. Nel 2004 la Alien Production da alle stampe, con il nome di The Well Tempered Kitchen, un cd di 13 brani, tutte registrazioni dal vivo di sessioni di cucina.
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MoM#3






















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