Pigs in shit
di Claudio Curciotti

Non è questa neanche una traccia vera e propria, ma 19 secondi di registrazione d?ambiente realizzata in una fattoria delle campagne inglesi. Un allevamento di maiali che rifornisce le fabbriche della Tesco, gigante compagnia d’oltremanica a capo di una enorme rete di supermercati e shopping online. Herbert si ritrova proprio li dove si producono delle ottime salcicce da colazione inglese, composte al 67% di maiale e per il rimanente 33 da acqua e additivi, tali nitrati e nitriti (e249, e250, e 251, e252), sostanze utilizzate per la conservazione di insaccati e carne in scatola in genere. Due sostanze considerate dalla legge (DM 13/1/1993) “contaminanti o indesiderabili”, ancora non bandite in nessun paese del mondo pur se la loro elevata tossicità è provata da molteplici ricerche mediche. Non c’è governo infatti che abbia il coraggio di colpire gli interessi delle grandi multinazionali della carne, alle quali viene anzi permesso di scrivere sulle confezioni “senza polifosfati aggiunti”, allo scopo di illudere il consumatore sulla qualità del prodotto. Il fatto che i polifosfati non siano aggiunti non vuol dire che non ci siano: i fosfati polimerici possono formarsi dal riscaldamento (per cottura) di sostanze naturalmente presenti nei tessuti animali. C’è da avere paura quando si viene a conoscenza di quale coacervo di manipolazioni chimiche debba subire la carne di maiale, prima di arrivare sulle nostre tavole. More…Alcuni insaccati, ritirati dal commercio per avaria, vengono rivenduti a basso costo, dopo: aver ricevuto un lavaggio che li “depura” da vermi, parassiti o dalle difformita’ antigieniche, essere stati cotti in svariati modi, trattati chimicamente con sieri (proteine del latte essiccate) manipolati chimicamente con fosfati o, per esempio, idrossido di sodio che per intenderci e’ usato nei liquidi stura-lavandini), ancora polifosfati (come stabilizzanti) E450, E451, e additivi organici e di sintesi (gli stessi conservanti e antiossidanti dei salami e, in piu’, glutammato monosodico come esaltatore di sapidità). In più per ridurre i costi di produzioni le grandi aziende accelerano il processo di stagionatura, iniettando nei salumi un attivatore batterico, una sostanza (“starter microbico”) che favorisce il proliferare dei germi e batteri annidati nelle carni, simulando l’effetto dell’invecchiamento. Quindi attenti: chi vuole un prosciutto cotto senza alcun additivo pericoloso deve cercarlo di colore grigiastro e non rosato. Si perché gli additivi sintetici di cui sono farciti i salumi scadenti non solo distruggono le vitamine della carne, ma aggrediscono le mucose del nostro stomaco e possono causare gravi problemi di salute.
Herbert prende allora la Tesco come esempio della alimentazione industrializzata, a basso costo e di qualità scadente, concentrandosi in particolare sulla carne di maiale, che sembra sia il punto più debole della compagnia inglese. La associazione animalista britannica VIVA (Vegetarians International Voice for Animals)1 ha realizzato un documentario entrando di nascosto proprio in una delle fattorie associate con la Tesco. Il video risulta colpire ancora di più se la sua visione è anticipata da uno sguardo al sito web del reparto agricoltura Tesco2. Incantati da bucoliche raffigurazioni di suini felicemente adagiati all’aperto è difficile digerire ciò che di vero il video ci mostra: cuccioli di maiale morti, lasciati a marcire all’interno degli allevamenti, capi di bestiame con lacerazioni sul corpo, infezioni agli occhi o evidenti difficoltà a camminare e rimanere in piedi, addirittura una scrofa con un cucciolo morente appeso alla vagina. Gabbie con condizioni igieniche inesistenti accolgono animali in evidente stato di malessere, soprattutto se consideriamo che il maiale ha una intelligenza pari a quella di un cane. Mutilati della coda, delle orecchie, dei denti e fatti tanto ingrassare da subire la rottura delle ossa delle zampe, i maiali rischiano spesso di morire di PSS, Porcine Stress Syndrome, “stress, rigidezza, pelle a chiazze, affanno, ansia e morte improvvisa”.
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MoM#3











































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