An empire of coffee
di Claudio Curciotti

E’ il caffè il protagonista della quarta traccia del disco di Matthew Herbert, realizzata con 60 semi di robusta (un tipo di qualità) stillati in un contenitore di Roundup, pesticida prodotto dalla Monsanto, nome noto nel mondo delle biotecnologie e del transgenico. Un fusto bucato di Nescafè (ditta di proprietà della Nestlè che da anni si rifornisce da piantagioni OGM) e alcune corde di nylon da giardinaggio formano invece lo strumento addetto alla linea di basso che accompagna un veloce sampler di tazze, lattine e confezioni di caffè. I bpm (battiti per minuto) della traccia sono 79.939000, che corrisponde al numero di abitanti del Vietnam, una nazione che da trenta anni paga le conseguenze di un vero bombardamento chimico subito durante la guerra contro gli Stati Uniti e che vide protagonista proprio la Monsanto. Herbert si scaglia allora contro questa ditta oggi produttrice dei semi di caffè OGM chiamati Terminator, che generano piante sterili, costringendo gli agricoltori a comprarne ogni anno di nuovi. Semi cosiddetti “suicidi” che hanno invaso il mercato dei paesi del terzo mondo perché effettivamente più resistenti ai parassiti e più redditizi, ma che forzano le aziende locali ad un rapporto di dipendenza dalle multinazionali che prende le tinte di una nuova schiavitù. Il pacchetto Monsanto è poi completato dall’erbicida Roundup che funziona solo con i semi della stessa marca perché appositamente modificati per resistere ad alcune sostanze tossiche in questo contenute Tale pesticida More…ha tra i suoi principi attivi il rinnomato “agente arancio”, quella miscela tossica contenente diossina che la Monsanto vendette all’esercito statunitense nella guerra del Vietnam per disboscare le foreste prima del passaggio dei soldati. Sostanza che fu nel 1971 proibita dopo che se ne conobbero i disastrosi effetti sull’uomo e sull’ambiente. Sul sito turistico del Vietnam si legge come ancora oggi si subiscano le conseguenze di questo pesticida, con tanto di rischi sanitari che contemplano dengue, epatite, malaria, rabbia, tifo, tubercolosi. E’ allora questa un’altra vecchia e tipica storia di governi e multinazionali alla rincorsa del profitto, soprattutto se consideriamo che l’ americana FDA (Food and Drugs Administration), addetta al controllo delle innovazioni in campo alimentare, ha inscritto tra le sue file proprio una dipendente della Monsanto. Lo stesso per una certa Ann Foster, passata da direttrice dello Scottish Consumer Council alla Monsanto, ed ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella degli aspetti medici degli alimenti.
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MoM#3













































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